Zucchero Nero
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13/11/17

Christmas Morning Everyday - Chapter 1: La carta igienica


Ogni mattina, o meglio, ogni pomeriggio, una graphic designer si svegliava e sapeva che doveva correre. Lavorare, più veloce degli altri, per pochi spicci. E per pochi spicci intendo 33 centesimi alla volta, quando andava bene un paio di dollari, quando andava benissimo 25 dollari.

Ma la graphic designer non si arrendeva. Suo nonno si era comprato la casa guadagnando 20 lire alla volta. Zio Paperone costruì il suo impero partendo da un decino. In qualche modo, ce l'avrebbe fatta anche lei.

Ogni pomeriggio, dunque, la graphic designer si svegliava e lavorava come un mulo fino al mattino. Beh, non sempre. Talvolta faceva una pausa per uscire con i suoi compagni di sventura. Grafici sottopagati, programmatori frustrati, ingegneri gratuiti, antropologhi che si occupavano di pulizie domestiche e compagnia bella. E, nel frattempo, tentava di capire cosa farne della propria vita. Che le pareva piuttosto inutile.

Sul web vedeva gente che si vantava delle proprie lauree e sorrideva con amarezza. Non scriveva nulla, non diceva nulla, lei non era un leone da tastiera che sputa sentenze distruggendo le illusioni di gloria degli sconosciuti. No. Lei era una gazzella, o meglio, una graphic designer che, proprio come una gazzella, doveva correre.

Si limitava a sorridere. In silenzio. E a provare pena, tanta pena, per coloro che, come lei, avevano buttato nel cesso anni e anni di studi. E che ancora si illudevano che quel titolo potesse avere un qualche tipo di valore.

Esiste un libro bellissimo che si chiama "Asparagi e immortalità dell'anima". Che mette a confronto i due concetti. Gli asparagi li puoi mangiare, sono utili, tangibili. L'immortalità dell'anima, beh..

Allo stesso modo, la graphic designer si divertiva a paragonare la carta igienica con la propria laurea. La carta igienica è forse poco altisonante, eppure per averla non devi faticare per anni, ti basta andare al supermercato e spendere un paio di euro. Ha una vasta gamma di utilizzi: dal soffiarsi il naso alla preparazione della cartapesta, dall'asciugarti le lacrime quando la fidanzata ti lascia all'asciugarti il residuo di pippe quando te ne sei fatto una ragione, da tovaglioli da tavola per le case di studenti al togliere le gocce di pipì dal bordo del water quando lo studente maschio non ha voglia di alzare la tavoletta e nemmeno di fare centro. La laurea, beh.. In tutta franchezza, la pergamena non è adatta nemmeno per pulirsi il c***.

Vedrai, povero laureato illuso, quando dovrai lavorare per davvero. Vedrai, quante porte in faccia. Vedrai, quanto ti sentirai frustrato nello scoprire che i tuoi studi valgono meno di zero. Questo pensava, la graphic designer, e correva.

[TO BE CONTINUED]

20/08/16

Nan Goldin

"Era una questione di completezza, di metterci dentro tutto quello che sapeva. Come la sua mania di prendere nota di ogni cosa. Nei nostri incontri lo faceva sempre. Prendeva appunti, addirittura mentre parlavamo”. La scrittrice Linda Yablonsky, amica di Nan Goldin dai primi anni Ottanta, è dello stesso avviso. “Quando ho visto Ballad, la forza concentrata delle immagini mi ha ferita, tutta quella bellezza, quel dolore, e ho pianto”, racconta. “Conoscevo quelle persone, e lei le ha colte perfettamente. Di solito in foto le persone non sembrano mai veramente se stesse. In Ballad, sì”."
nan-goldin
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"Quell’'epoca che va dall’'alba del glam all'’irruzione del punk viene ricordata come si ricorda una festa, attraverso scatti casuali di persone che fanno smorfie, storditi dalle droghe e dall’'alcol, in abbigliamento camp. La genialità di The Ballad of Sexual Dependency, forse la più approfondita cronaca visiva di quel periodo, è un po’ casuale. Nan Goldin immortalava i suoi amici trendy per amore e per paura, per preservarne l’'essenza, per impedire che la abbandonassero senza lasciare tracce. Per una di quelle felici e misteriose coincidenze che distinguono gli artisti dagli aspiranti tali, la Goldin aveva la fortuna di possedere un occhio incredibile per le molte sfumature della realtà che la circondava. Le sue foto non solo rendevano giustizia a qualsiasi posa volessero assumere i suoi amici, ma catturavano anche le emozioni a volte incongrue che ispiravano quelle pose. Libera dalle preoccupazioni economiche che caratterizzano l’'opera degli artisti in carriera, Nan Goldin poteva essere la ragazza con la macchina fotografica, l’amica a cui tutti si rivolgevano istintivamente nei momenti di gioia, di tristezza, o di desiderio, sapendo che quegli stati d'’animo non sarebbero stati distorti dal suo obiettivo. Se avessero immaginato che le loro smorfie sarebbero finite sulle pareti di una galleria, forse non si sarebbero concessi con tanta convinzione."
Testo di Dennis Cooper tratto da qui.

15/08/16

Corri o ti aspetta la fine

gli alberi gridano

"Body and soul can never be married. I need to become who I already am and will bellow forever at this incongruity which has committed me to hell."
Sarah Kane

Divani di Oblomov ricoperti di spine. Oblomov corre risorto. Lame affilate a trafiggere tutto. Piove carbone dal cielo. Oblomov in trappola non sa dove andare. Se son peggio le lame o le spine. Gli alberi gridano oscuri presagi. Tu non sei legno, gli urlano in faccia, ma continua a rimanere immobile e lo diventerai. Sei un Pinocchio al contrario, corri o ti aspetta la fine.

29/07/16

Janet Frame

"Poi riemergo disincarnata dal buio per afferrarmi e aggrapparmi a me stessa come un parassita senza casa alla forma della mia identità e alla sua posizione nello spazio e nel tempo. Dapprima non riesco a trovare la strada, non riesco a trovare me stessa dove mi sono lasciata, qualcuno ha cancellato ogni traccia di me."
Janet Frame, Volti nell'acqua

"Sentì il mondo oscurarsi in un rifiuto improvviso e si ritrovò a battere le ali contro la porta di quel buio, ma non venne ad aprire nessuno; a dire il vero, nessuno la sentì."
Janet Frame, Verso un'altra estate

15/07/16

La grande abbuffata di luce fittizia

Nero era il giorno in cui Gretel s'illuse. C'era una casa di marzapane, un'amabile strega e del cibo, tanto cibo, infinito cibo. Gretel affamata quel giorno s'illuse. Gretel abbandonata nel bosco da lei stessa, Gretel sorella di Nessuno, Gretel divenuta ingorda ingoiava quella luce fittizia, ingoiava ed ingoiava, come tutti. Tutti gli ospiti dell'amabile strega si ingozzavano con cupidigia. Mangiavano i muri, le porte, le teiere, i soprammobili, le birre, le passeggiate per strada, il fresco della sera, gli scherzi e le risa, i vestiti nuovi, gli smalti, le serie tv, i caffè al bar, tutto era fatto di zucchero ed ognuno aveva il suo dolciume preferito per rimandare il reale. Nessuno capiva che quella grande abbuffata era in realtà un suicidio lentissimo: mangiando, divoravano loro stessi, le loro stesse vite.

Nessuno se ne accorse.
Nessuno s'era rifiutato di mangiare quel cibo fittizio, diventando invisibile. Nessuno era così debole, ma si dimostrò il più forte di tutti. Nonostante fosse marcio, disgustoso, detestabile, insignificante, era l'unico ospite della casa di marzapane che aveva avuto abbastanza coraggio da guardare in faccia la Verità.

La Verità era immensa, goffa, ingombrante, sbatteva sulle facce di tutti. Qualcuno si lasciava schiacciare dal suo peso e rimaneva inerme. In molti la spingevano via, fingendo che non esistesse. In fondo, era troppo comodo continuare a mangiare e lasciare che il proprio tempo finisse.

(Illustrazione di Jesse Schaller)

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