Zucchero Nero
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30/07/14

Trionfante riscatto


Ci insegnavano che bisogna trasformare il veleno in medicina. Ci insegnavano ad evolverci. Cercavano di inculcarci in ogni modo che dal letame nascono i fiori. Ad un certo punto te ne sei andata e sembrava quasi che non te ne importasse niente. E invece cosa hai fatto, nel frattempo?

Innalzarti nel piedistallo dei miei esempi, ecco cosa hai fatto, mentre ti affaccendavi per sbrogliare le faccende della tua esistenza. In realtà c'eri anche prima, sul mio piedistallo, ma quel giorno hai brillato con un garbo plateale. Un'eroina, sei stata. Affrontare  e sconfiggere è difficile, ma seminare, lasciar germogliare, raccogliere e sfoggiare è praticamente impossibile. Io non lo so se ce la farei, e io non lo so se gli altri hanno capito cosa hai fatto, se anche gli altri hanno avvertito quella sensazione di irrealtà che stava appesa nell'aria, quell'incredulità che è tipica di ogni lieto fine. Secondo me sì, li ho visti, e li ho amati per l'amore che provavano per te, li ho amati di riflesso.

Sai, ho sempre apprezzato la dignità degli elefanti. Quando iniziano a star male, si allontanano dal branco in modo da affrontare il dolore in perfetta solitudine. Ne son certa, se uno di quegli sventurati elefanti dovesse improvvisamente stare bene, tornerebbe nel branco e, di fronte alla gioia dei suoi simili, sai cosa farebbe? Sventolerebbe  uno schemino nel quale vengono illustrati i motivi per i quali si è momentaneamente assentato: magari per il clima atmosferico, per le bacche che doveva cercare chissà dove, e altre cose così. Un elefante ha troppa dignità per lasciare al suo branco anche solo il beneficio del dubbio che egli abbia sofferto.

Capisci il mio orgoglio?

Mi sento fortunata, molto fortunata ad avere accanto qualcuno che con le sue azioni tacitamente mi insegna, e brilla.

27/07/14

Elogio dei miei pantaloni

Anno nuovo, template nuovo. E finalmente ho eliminato quel maledetto uccello! Devo ancora sistemare qualche mio buffo errore, per esempio i link del footer che nemmeno si vedono. Nella mia testa sarebbero stati molto eleganti tutti in nero uguali al testo e avevo reputato irrilevante il fatto che a nessuno sarebbe mai venuto in mente che sono dei link. Brava, Morgana, brava.

Tra l'altro ho pure sbagliato a mettere i margini delle immagini dei post. E' che adesso non c'ho voglia. Sistemerò tutto prima o poi, si. La foto che ho usato per l'header è questa qui, me l'ha fatta Raffaele Franco qualche anno fa. In realtà intendevo metterci la faccia assolata, poi però inspiegabilmente mi è sembrato inopportuno spiaccicare la mia faccia lì, sopra ai post, a prendersi il sole. Chi si crede di essere? E siccome bisognava pur metterci qualcosa, ci ho messo i pantaloni e amen.

A proposito di pantaloni, voi l'avete mai visto il film "Volevo i pantaloni"? E' tratto dal libro omonimo che non ha mai destato il mio interesse, mi sapeva di femminismo fanatico e un po' ottuso. Non ritengo il femminismo ottuso di per sé, ma ogni cosa, se sfocia nel fanatismo, tende ad annoiarmi. Insomma, questo film mi ha turbata.

Ciò che mi ha veramente lasciata di stucco è il fatto che nel frattempo ero alle prese con Jane Austen e Orgoglio e Pregiudizio, ambientato nelle campagne inglesi dell'800, nel quale c'è una logica simile al contesto di "Volevo i pantaloni" in merito alla donna, la cui sessualità è considerata come una sorta di investimento. Infatti quando Lidia, la sorella della protagonista, scappa con l'ufficiale, tutti si disperano all'idea che probabilmente lui non la sposerà e la considerano perduta per sempre. Certo, non sfociano nella violenza e nelle umiliazioni psicofisiche tipiche dei siciliani, però la logica quella è. Ecco, mi ha turbata molto vedere che le dinamiche inglesi del 1800 non solo sono rimaste immutate nella Sicilia del 1980, ma son anche peggiori. Quindi, al di là della tecnologia e del progresso industriale, a livello sociologico siamo indietro di oltre 100 anni?

20/07/14

Amélie Nothomb, conferenze di leprotti e ansie da abbandono

amelie-nothomb

Amélie Nothomb mi fa incazzare. Scrive libri troppo brevi, non ho neanche il tempo di godermeli che loro già mi abbandonano. Così, all'improvviso, senza prepararmi, senza una fine vera e propria. Sono autobiografici, quindi è comprensibile che quelle storie non finiranno mai per davvero fino a che l'autrice continuerà a vivere, a pensare, a covare miriadi di elucubrazioni all'interno dei suoi cappelli orribili.

Ho cominciato "Stupore e tremori" l'altro ieri. Oggi mi sono accorta che lo spessore della carta tra le dita della mia mano destra si era fatto sottile in maniera allarmante. Ho controllato. Mancano tre pagine alla fine. Tre. E, credetemi, non sono mica stata due giorni incollata al libro divorandolo come se non ci fosse un domani, anzi. Visto che conosco i miei polli, l'ho centellinato per benino. Ieri penso di non averlo toccato affatto, il mio cazzeggio quotidiano l'ho impiegato nell'andare ad un workshop di danza contemporanea, straconvinta che un tale di nome Fernando Suels Mendoza, coreografo di fama internazionale, avrebbe tenuto una sorta di conferenza in merito all'espressione del corpo nella danza, o qualcosa del genere. Peccato che, arrivati lì, ci siam ritrovati in una situazione in stile Maria de Filippi: un gruppo di fanciulli sudaticci e agitati cercavano di seguire le movenze - piuttosto buffe, devo dire - di un tizio spagnolo che tentava di parlare inglese, saltellando da un lato all'altro del palchetto quasi fosse un leprotto sudaticcio. Ci siamo guardati in faccia con aria smarrita: M. era convinta che sarebbe stato uno spettacolo, V. ci aveva seguite assolutamente a caso e io mi aspettavo una specie di conferenza. Nessuno era stato minimamente sfiorato dall'idea che, in un workshop di danza, probabilmente, bisogna ballare. Ohibò.

In ogni caso, dicevo, non è colpa mia se i libri di Amélie Nothomb finiscono subito. Sono corti e basta. E mi fa incazzare, mi viene l'ansia da abbandono. Soffro. Ne ho un altro della stessa autrice, si chiama "Nè di Eva nè di Adamo", ma mi sembrerebbe davvero una brutta cosa ingoiarlo subito. Un po' come quando ordini una porzioncina di sushi in un ristorante giapponese stracaro e ti arrivano tre pezzetti in croce, come minimo bisogna mangiare un chicco di riso alla volta.

A proposito di ansia da abbandono, circa un mese fa ho iniziato a leggere la recherche di Proust. E' molto carino, è lunghissimo e non sono ancora arrivata neanche a metà del primo volume. Si tratta di sette volumi, ci ha messo 13 anni per scriverli. Sono indecisa se essere contenta o no. Da un lato mi sento davvero al sicuro perchè ho la sensazione che non mi abbandonerà mai. Proust c'è sempre, nella buona e nella cattiva sorte, puoi leggere altri libri nel frattempo ma lui ti aspetta e non finisce, non finisce mai. Dall'altro lato, mi domando quanto sarà straziante finirlo, dopo che ti ha tenuto compagnia per anni.

E' terribile. La fine di un libro di Amélie Nothomb è come la morte del tuo criceto, invece finire la recherche di Proust sarà come la morte del tuo cane. Non so se ho voglia di continuare a leggere.

Oltre a Amélie Nothomb e Proust, in questi giorni sto ascoltando l'audiolibro di "Orgoglio e pregiudizio" di Jane Austen. Se vi interessa potete trovarlo gratis qui. In pratica ho un sacco di pregiudizi in merito a questa autrice, la ritengo una scrittrice di harmony ottocentesca e l'ho sempre snobbata. Ma, visto che alcune mie amiche ne vanno matte, mi sembra opportuno leggerla, o quantomeno ascoltarla. E' gradevole finora, a tratti divertente. Non è male, anche se continua a sembrarmi davvero poco consistente.

A parte gli scherzi, comunque, Amélie Nothomb è veramente in gamba a scrivere.

18/07/14

Buon compleanno

Ti ho conosciuto esattamente un anno fa, erano le due meno un quarto quando C. ci ha presentati. C'era una luce accecante, le tende bianche erano mosse dal vento e l'aria aveva lo stesso, identico colore del sole. Non avevo nemmeno il coraggio di parlarti. Da allora, lo scorrere del tempo è cambiato. E' come se il mio calendario interno avesse spostato i propri punti di riferimento. Il primo giorno di un nuovo mese è per me il 18, il primo giorno di un nuovo anno è per me il 18 luglio. Sarà sbagliato, così come è sbagliato il modo che ho di rivolgermi a te come se fossi una persona, così come è sbagliato il parlare di me in terza persona, così come la mia intima convinzione di essere due e non una, il cambiarmi nome, la mia visione animistica e romanzata dell'esistenza e un mucchio di altre cose.

Che vuoi farci, il mio cervello l'hanno montato male. Mi piace troppo fare cose sbagliate e non sarò mai brava nemmeno ad approcciarmi a te, avrò mille dita puntate contro e mi ripeteranno che non mi sto impegnando abbastanza. Detto tra noi, non è che me ne importi molto, l'importante è che vada bene a noi.

La resa dei conti è arrivata e ritengo che tu mi abbia stupita. In bene e in male. Un'irragionevole senso di colpa mi strazia per quanto di male è accaduto, ho questa buffa presunzione di pensare che sarebbe stato in mio potere non dico cambiare il corso degli eventi, ma almeno migliorarlo. Eppure le macchine del tempo non esistono. E ciò che mi rimane è quanto di buono è accaduto. Che è notevole, sì.

Penso che continuerò a stare con te. Faremo a modo nostro. E andrà tutto bene finché continueremo a stupirci. M. dice spesso che il rapporto con sé stessi è una specie di storia d'amore e che non si può certo pretendere che fili tutto liscio se l'altro non fa nulla per stupirti.

Quindi, anche se l'avevo presa un po' così, anche se non ero certa che durasse nemmeno un mese, visto che inaspettatamente ci troviamo ancora qui dopo un anno, ti faccio i miei più sentiti auguri di buon compleanno. Cento di questi anni, anzi, duemila e settecento.
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